CSP, l'UDC chiede verità e responsabilità
Una città non si amministra abbandonando ciò che è difficile da gestire, ma affrontando i problemi con competenza, trasparenza e responsabilità.
di Filippa Abbate, coordinatrice UDC Civitavecchia · Civitavecchia · 17 ottobre 2026 · 2 min di lettura
CIVITAVECCHIA – La vicenda del trasporto pubblico a Civitavecchia impone una riflessione seria. Se ieri si investiva sul patrimonio pubblico, valorizzando gli autobus e la municipalizzata, oggi ci troviamo davanti a una scelta che rischia di segnare un cambiamento profondo nel ruolo del Comune nella gestione del servizio.
La domanda è semplice: si può davvero parlare di tutela dei conti pubblici se, nel frattempo, si rischia di perdere il controllo di un servizio strategico per la città? Comprendiamo la necessità di mettere in sicurezza i bilanci, ma il risanamento non può diventare una giustificazione per rinunciare a priori a un patrimonio costruito negli anni. Prima di compiere scelte irreversibili, occorre valutare tutte le alternative, spiegare ai cittadini i costi e i benefici e garantire il futuro dei lavoratori.
Come UDC Civitavecchia, riteniamo che il trasporto pubblico non sia soltanto una questione contabile: è un servizio essenziale, riguarda la mobilità degli anziani, degli studenti, dei lavoratori e delle famiglie. Il punto non è difendere una municipalizzata a qualsiasi costo, ma impedire che le difficoltà amministrative si trasformino in un arretramento per la città.
Le domande al sindaco
Chiediamo al sindaco Piendibene e alla Giunta di uscire dall'ambiguità e di rispondere pubblicamente a domande precise:
- Per quali ragioni è stato abbandonato il percorso del subappalto?
- Quali valutazioni economiche e occupazionali hanno determinato questa decisione?
- Quali garanzie concrete saranno offerte ai trenta lavoratori?
- Quale sarà il futuro delle linee periferiche e dei collegamenti meno redditizi?
- Quali strumenti di controllo saranno mantenuti per tutelare gli utenti?
Chiediamo inoltre ai rappresentanti istituzionali del territorio, compresi i consiglieri regionali, di intervenire affinché la vicenda venga affrontata con la massima attenzione.
Non servono dichiarazioni di circostanza. Servono atti, numeri, responsabilità e soluzioni. Sindaco Piendibene, non basta amministrare un bilancio: bisogna assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie decisioni.
I lavoratori non chiedono favori. Chiedono rispetto per gli anni trascorsi al servizio della città e garanzie per il proprio futuro. E Civitavecchia ha il diritto di sapere se la scelta compiuta fosse davvero l'unica possibile oppure se esistessero alternative che meritavano di essere percorse.
Perché quando si parla di trenta famiglie, il silenzio non è una risposta e la ragioneria, da sola, non è politica. Il lavoro non è una concessione dell'amministrazione. È dignità, sicurezza e futuro. E chi governa una città ha il dovere di difenderlo, non di limitarsi a spiegare perché non può farlo.