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Peste suina africana, è tornata nel Lazio: cosa cambia sul lago

Quattro cinghiali positivi a Riano, scatta la zona infetta. Il virus non colpisce l’uomo ma può distruggere gli allevamenti: ecco cosa deve fare chi vive sul lago.

di DaGa · Bracciano · 4 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Dopo due anni di silenzio, quattro cinghiali positivi a Riano. Scatta la zona infetta da Roma Nord alla Cassia. La ASL Roma 4 è in prima linea. Il virus non colpisce l'uomo, ma può distruggere gli allevamenti.

Ecco cosa deve fare chi vive sul lago ANGUILLARA / BRACCIANO - Dopo essere stata dichiarata eradicata nel Lazio a gennaio 2025, la Peste Suina Africana è tornata. Il 27 agosto 2026 un cinghiale trovato morto a Riano è risultato positivo. Nei giorni successivi ne sono stati trovati altri tre. Ad oggi sono 4 le positività, tutte nel territorio della ASL Roma 4. La Regione Lazio ha immediatamente attivato l'Unità di crisi e con l'Ordinanza Z00005 del 2 settembre 2026 ha istituito una zona infetta di 22 Comuni e due Municipi di Roma. I confini: a sud il Grande Raccordo Anulare, a ovest la Cassia Veientana e la Cassia, a est la Nomentana e la A1, a nord il confine con la provincia di Viterbo.

Anguillara e Bracciano per ora sono fuori dalla zona infetta, ma siamo nella zona di sorveglianza. E qui i cinghiali ci sono eccome.

COS'È E PERCHÉ DOBBIAMO PREOCCUPARCENE

La Peste Suina Africana è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce solo cinghiali e maiali domestici. Non è trasmissibile all'uomo, in nessun modo. Il pericolo è economico ed ecologico: ha una mortalità vicina al 100% nei suini, non esiste vaccino, e se entra in un allevamento l'unica soluzione è l'abbattimento di tutti i capi. Per questo l'Europa blocca immediatamente la movimentazione di animali e carni dalle zone infette. Il virus non cammina da solo. Viaggia con noi. Sopravvive per mesi nei salumi crudi, nel sangue, in una suola infangata, in una ruota di un'auto che ha attraversato il bosco.

COSA DEVE FARE UN CITTADINO DEL LAGO

Le regole, valide per tutti, sono poche e chiarissime:

1. Se trovi un cinghiale morto, NON TOCCARLO. Chiama subito il Servizio Veterinario della ASL Roma 4 o la Polizia Locale. Non avvicinarti, non spostarlo. La segnalazione tempestiva è l'arma più importante.

2. Non dare mai da mangiare ai cinghiali. È vietato dalla legge 221/2015 ed è la principale abitudine che li avvicina ai centri abitati. Niente avanzi nel compost, niente cibo lasciato per gatti randagi nei boschi.

3. Se vai nel bosco, disinfetta. Quando torni a casa, pulisci scarpe, stivali e ruote della bici/auto. Il virus può restare nel fango.

4. Non portare salumi da fuori. È vietato introdurre in Italia carni o salumi suini da paesi con PSA, anche sottovuoto. La carne di cinghiale è quella a maggior rischio in assoluto.

PER CHI ALLEVA ANCHE UN SOLO MAIALE IN CASA Qui le misure sono obbligatorie: Recinzione efficace che impedisca ogni contatto con i cinghiali selvatici Zona filtro all'ingresso, cambio di scarpe e vestiti prima di entrare in contatto con gli animali Divieto assoluto di dare scarti di cucina o avanzi contenenti carne Denuncia immediata di ogni aumento anomalo della mortalità: il ritardo di 48 ore è ciò che trasforma un caso in epidemia

PER CACCIATORI ED ESCURSIONISTI

Guanti monouso, eviscerazione solo nei punti attrezzati, disinfezione di coltelli, stivali e veicoli dopo ogni uscita. E nessun accesso ad allevamenti nelle ore successive a una battuta. In questo momento le operazioni di cattura dei cinghiali con gabbie a Ladispoli e sul litorale sono state rallentate proprio dalle disposizioni sanitarie per la PSA, che impongono precise limitazioni alla movimentazione degli animali. La collaborazione di tutti è fondamentale. Come ricorda l'Istituto Zooprofilattico: segnalare un cinghiale morto significa contribuire concretamente alle attività di prevenzione.

Per segnalazioni: Servizio Veterinario ASL Roma 4 - 06 9666 1 o 112.

DaGa